IL MONDO CAMBIA PELLE? – Si salvi chi può – di Edy Rulli

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Dalla fine della seconda guerra mondiale all inizio del terzo millennio, le società capitaliste di tutto il mondo hanno vissuto un lungo periodo di apparente progresso e prosperità. Ridimensionati gli arsenali e le minacce nucleari, gli Stati hanno iniziato una nuova tipologia di guerra, quella economica, al cui servizio sono assoldati capitali, tecnologia, concorrenza e…spread! Tutte cose che sono servite da una parte ad aumentare la produzione di beni riducendo nel contempo dal 40% all 8% “i poveri estremi” della Terra, dall altra ad alimentare un clima di instabilità e incertezza. Abbattere le frontiere fisiche ha dato inizio alla libera circolazione su larga scala di merci e al pari di persone fisiche, fenomeno quest ultimo nn del tutto privo di criticità causati dall immigrazione selvaggia dal sud al nord del continente europeo. Ristabilire ora le frontiere potrebbe condurre ad una società più ordinata, se si riesce a nn pensare alle lunghe e inquinanti code dei TIR in sosta alle dogane, ricordo ancora vivido nella memoria di molti. Minore autonomia dell individuo a fronte di un maggior intervento pubblico nella produzione, di cui qualche avvisaglia negli USA intravvista nel tentativo di Trump di riesumare la defunta industria dell acciaio locale. Ma ora “la pacchia è finita”, progresso e capitalismo hanno dei limiti e nn si riesce più a colmare la voragine di debito pubblico che la crescita ha creato. Migranti economici comunque nn sono solo quelli che arrivano con flusso incessante con i barconi, barchini, barchette, con grande gioia dei buonisti, altresì fautori pensiero unico, ne esistono altri. Un esercito di 15 mln di cinesi sono residenti stabili nelle inospitali steppe siberiane, tanto che allo scrittore Solzenicyn, se nn fosse morto, potrebbe ispirare una nuova versione del suo Arcipelago Gulag. Per la serie “caldo e freddo per me pari son”, i cinesi sono massicciamente presenti e risultano essere i principali investitori anche nel continente africano. C est la guerre!

Queste ed altre criticità legate al risorto protezionismo e alle nuove politiche anti liberismo e sovranismo conservatore, sono diffusamente trattate nel XXIII Rapporto sull Economia Globale e l Italia redatto da UBI Banca e il Centro Einaudi, contenuto nel libro Il mondo cambia pelle? a cura di Mario Deaglio, con il commento di Letizia Moratti e Salvatore Carruba durante la presentazione al pubblico presso la sede di Assolombarda di via Pantano a Milano. Il libro tratta ampiamente le mutazioni del mondo occidentale, la difficile equazione tra lavoro e capitale di questo ultimo decennio in un Italia deideologizzata alla ricerca di nuovi paradigmi di sostenibilità nn solo ambientale, ma anche politica, finanziaria e sociale. Molto sommariamente se ne potrebbe raggruppare le criticità i tre punti: povertà, diseguaglianza, ambiente, quest ultimo con nessun risultato positivo se nn nell agricoltura nella lotta agli sprechi. Scarsi sono gli investimenti previsti nella recente Legge di Bilancio, solo l 1,9% del PIL (34 Mld di soldi pubblici da immettere nell economia e 80.000 assunzioni in meno), spesi solo 4 mld dei 44 della UE che tornano quindi al mittente per mancanza di progetti, le grandi opere fanno paura e forse la causa è la dilagante corruzione che c è in Italia. Per trasporti e telecomunicazioni (G5) ci sarebbero a disposizione 470 mld, ma mancano progetti come spenderli. No progetti, no soldi. Manca la fiducia nelle banche in difficoltà le quali hanno invece reagito bene ai contraccolpi della crisi vantando un sistema bancario forte che ne ha permesso il salvataggio con soli 12 Mld mentre per quelle tedesche ce ne sono voluti 200 di Mld. Le imprese italiane sono forti, esportiamo qualità in cambio di materie prime da lavorare, siamo la seconda industria manufatturiera ed Export in Europa, deteniamo un tesoretto tra i più cospicui al mondo rappresentato dai risparmi di famiglie e imprese, quindi altrettanta fiducia sarebbe auspicabile nei riguardi degli Istituti di Credito da parte degli italiani. Gli organi di vigilanza interni operano controlli, più della BCE, sull andamento dei crediti deteriorati, con buoni risultati. Dopo la caduta del 2011, la ripresa si è assestata sullo zero e un PIL negativo per il 2019. Crescita stimata della Banca d Italia del 0,6% contro l 1% previsto dal Governo. Ovvero: dalla stagnazione alla recessione tecnica, ved. schema pag 167 del libro:

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Viene fatto osservare che il mondo è pieno di fratture: urbanistiche (crolli, terremoti, cataclismi vari), fratture politiche (Brexit), fratture economiche (ponti che cedono, scuole e intero territorio da mettere in sicurezza, fratture sociali, vedi Gilets jaunes in Francia, fratture fra chi più ha e chi meno ha e chi più ne ha ne metta (di soldi!), almeno ce lo auguriamo. E di contraddizioni. Secondo il recente rapporto Oxfam, i 1900 miliardari al mondo, tra marzo 2017-18 hanno aumentato la loro ricchezza del +12% (2,5 Mld al giorno!) mentre 3,4 Mld di persone al mondo vivono in estrema povertà con meno di 5,5 dollari al giorno). Secondo il rapporto Ilo, 300 mln di lavoratori “working poor’, vivono con meno di 2 dollari al giorno; socondo dati Eurostat, in Italia sono l 11.7% della forza lavoro, un USA il 9,6%. Ogni giorno appare sulla scena mondiale un nuovo milionario e nello stesso tempo milioni di individui cadono in estrema povertà. 1% più ricco continua a possedere più ricchezze di tutto il resto dell umanità, cioè il 99%. in USA è aumentata da 7 al 22% tra il 1978 e 2012 e tra il 2006 e 2015 del 133% ovvero 6 volte più in fretta di quanto sono cresciuti i salari dei lavoratori. In un anno l 82% dell incremento della ricchezza netta contro 3,7 Mld di poveri (dati Oxam marzo 2016-17). Di fronte ad uno scenario tanto raccapricciante calza a pennello la metafora di “società liquida” fatta dal sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman: Viviamo in una realtà liquida perché industrializzata, privatizzata, incerta e vulnerabile, in cui si disegna il destino tortuoso e precario dell uomo moderno. All insegna di questa precarietà si è svolto in questi giorni il Forum di Davos sul tema “Glabalizzazione 4.0 su ambiente, cybersicurezza, riforme istituzionali, sfida globale e crescita. Assenti giustificati: USA causa Shutdown. GB causa Brexit, Francia causa Gilets Jaunes. Se nn è precarietà tutto ciò! Sentendo poi parlare di economia gli addetti ai lavori, capita di sentire frasi di questo tipo: Le cifre sull economia sono date da algoritmi! Assommando a tutti gli altri problemi, c è poco da stare allegri.

In quanto alla globalizzazione iniziata negli anni novanta che vedeva la politica subalterna all economia, essa ora subisce una battuta d arresto avendo generato divari sociali del resto tradotti in più concreti risultati elettorali. Altro tema scottante è Internet che comincia ad essere visto come elemento disgregatore della convivenza umana in contrasto all espressione di libertà e progresso sociale che rappresentava alla sua nascita. Tim Berners nel 1991 lo progetto’, non come giocattolo tecnologico, ma perché avesse una ricaduta sociale e aiutasse le persone a collaborare. Il caso Alphabet (Google) travolta da scandali al cui conseguente crollo del 15% dei titoli in Borsa hanno contribuito le multe salate pari a ca. 7 Mld di euro. Le imprese operanti nell Inf.Tech restano comunque in testa alla classifica delle maggiori capitalizzate, seguite da Banche e Finanza e per ultime le soc. Idrocarburi che nel 2007 detenevano il primo posto (ved. tabella 2.9 estrapolata dal libro). Ciò a dimostrazione degli stravolgimenti dei mercati mondiali anche a seguito del crollo del prezzo del petrolio.

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Accenni sugli assetti geopolitici di altri paesi: La Nigeria primeggia per la sua esplosione demografica favorita da una politica governativa pro natività (6-8 figli in media per coppia), (bene, importante poi poterli mantenere, senza doverceli spedire qui con i barconi, ndr), stato che porterà la sua popolazione tra il 2070-80 dagli attuali 180 Mln a 500 Mln, pari all attuale popolazione europea. Chi profetizzava l irreversibile e a breve termine estinzione degli europei per l eccessivo calo di nascite, nn dovrà più preoccuparsi, è già pronta una adeguata sostituzione etnica, le case lasciate vuote dai nativi troveranno sicuramente nuovi inquilini rappresentati da una popolazione giovane e vitale, un potenziale bacino di forza lavoro da nn sottovalutare, una bomba di risorse che potrebbe riattivare la crescita della decadente Europa. E a sentire i pro immigrazionisti verrebbe voglia di accoglierli tutti questi richiedenti asilo e migranti economici, why not? terroristi in fuga in cerca di nuova occupazione, gente in fuga da presunte guerre, perseguitati politici e religiosi, evasi dalle carceri tunisine in cerca di una via di fuga, e chi più ne ha ha ne metta…sui barconi, con la benedizione della Santa Sede. Una nuova Vie en rose, anzi in nero è tutto quello che si desidera anche se farebbe rivoltare nella tomba Edith Piaf. (Ndr). Almeno questo è il più o meno esplicito messaggio/auspicio di un rampante neoliberismo che si trova però a fare i conti con un altrettanto rampante populismo, L India con 1,6 Mld di abitanti supererà la Cina e con una crescita del 3,27% del PIL i presupposti ci sono tutti. In USA il capitalismo per ora è vincente, ma risulta essere poco sostenibile. Debito e deficit crescenti impedirebbero una ipotetica loro entrata nella UE, in contrasto con i parametri vigenti. In Germania, il maggior partito dal dopoguerra con una politica a favore della globalizzazione e immigrazione, perde la metà del suo elettorato, in aumento i Verdi e la Destra. La Spagna ha ancora un bilancio positivo nonostante la sconfitta del Partito Socialista e i problemi di indipendenza della Cataloga. L Italia rallenta la crescita più di altri Paesi. Gouvernance deboli regnano su Belgio (1 anno senza Governo), Svezia (4 mesi), Francia alla prese con la sua seconda Rivoluzione. Alla luce di questi problemi oggettivi, un cambiamento ai vertici del capitalismo mondiale, estrometterebbe l Europa in toto. Interessante la citazione del Dalai Lama fatta da uno dei relatori sul come tutti i paesi in crisi devono rimboccarsi le maniche: Per fare c è solo oggi, no ieri, no domani.

Ospiti della presentazione anche Amministratori di società italiane che hanno toccato con mano la crisi e come hanno reagito dando la loro testimonianza. Vincenzo Cremonini del Gruppo omonimo, ha dovuto reinventarsi un attività salvando posti di lavoro a causa dell embargo/sanzioni alla Russia in cui esportata la sua maggiore produzione. Con importanti investimenti della durata di 15 anni, ha avviato infrastrutture del freddo in Africa dove trasforma i prodotti agricoli dei mercati locali. Altra testimonianza è di Luigi Galimberti della Sfera Società Agricola impegnata nell agricoltura sostenibile, con la costruzione di una serra di 12 ettari altamente tecnologica per la coltivazione con il metodo Idroponico (ridotto consumo idrico) utilizzando suolo nn adatto al altre coltivazioni (per.es. Maremma). La serra produce pomodori al alta qualità senza uso di pesticidi, il consumo di riduce da un normale fabbisogno idrico di 8,5 lt. a 2 lt.

Elsa Fornero e Mario Monti tra il pubblico di Assolambarda

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