ULISSE E’ APPRODATO A MATERA di Edy Rulli

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Matera, perla del meridione d Italia in Basilicata, ex città della vergogna del dopoguerra per l estrema povertà dei suoi abitanti, è stata salvata da sicura estinzione dai massicci finanziamenti sia pubblici che privati. Da Ghost Village per il suo quasi totale spopolamento, a città capitale della cultura 2019 e per l occasione riportata all’ antico splendore che splendore forse nn è essendo stata tra l altro, modello unico al mondo di convivenza umana con animali, nei suoi miseri anfratti (sassi) infatti, sotto lo stesso tetto, convivevano uomini e animali, ma forse proprio per la testimonianza di convivenza possibile tra questi due generi, il fatto assume un valore umano e antropologico inestimabile. Per la sua struttura architettonica, nessun altro paese come Matera si presta a rappresentare la vita arcaica e storie di uomini e civiltà del passato. Una sceneggiatura naturale per numerosi film biblici e a sfondo religioso girati sul posto ne sono la prova. Nel recente passato, il regista americano Francis Ford Coppola ha investito ingenti somme nella ristrutturazione del prestigioso Hotel Palazzo Margherita, proprio nei luoghi delle sue origini a cui è indissolubilmente legato. La cittadina si offre da palcoscenico per un nuovo film, questa volta dal vivo, con persone vere prese dalla strada, anzi dal mare da dove provengono questi Ulissi del terzo millennio, sulla vita della comunità di immigrati ivi installata. Ed ecco che qualcosa che nn ci appartiene ci ricongiunge bruscamente al passato vecchio di secoli gettando un trait d union tra la preistoria ed oggi. Che ci piaccia o no, è così! Ebbene, nell’ articolo: Migranti e integrazione: il ruolo della cultura. Due storie da Matera 2019 al link già pubblicato si legge:

“niente e nessuno fermerà la rotta dei popoli oppressi o stremati, nn ci sarà legge straordinaria o capopopolo di turno in grado di arrestare la logica dei grandi spostamenti., il sorgere d nuove geografie sociali…”

Certo, guardando internet che mostra come si vive in occidente, e in Africa ci sono più cellulari che in Europa, ci saranno sempre più oppressi desiderosi di esserlo meno, e sempre più gente stremata se continuano a voler attraversare a piedi il Sahara. Tant ‘è, questo è il risultato della pubblicità strisciante operata in molti Stati africani per favorirne l emigrazione verso l Europa benché satura oltre ogni limite. Matera capitale della cultura 2019 sarà, e come potevamo dubitarne, titolare di un programma sperimentale con riferimento all interculturalità e all’ integrazione destinato ad un esercito di migranti arrivati dal nulla, senza un passato ma solo un futuro di cui dovremo farci carico, ospiti in pianta stabile della città. Se questi individui meritano la nostra stima lo sapremo solo al termine della sperimentazione. Se fuggono dalle patrie galere, se sono sani di mente, vaccinati, portatori di malattie fisiche e peggio ancora ideologiche, lo sapremo solo al termine dell esperimento sul nostro territorio, dopo che saranno stati accolti tutti indiscriminatamente come i buonisti/mondialisti/sovranisti/globalizzatori fortemente vogliono, loro, i fautori del pensiero unico che ci vorrebbero tutti fatti con lo stampino. Per quelli in buona fede e con capacità vari mondi si aprono, l arte globalizzante spalanca loro le porte, nel calcio e nell’ atletica tutti impegnati a valorizzare la supremazia fisica dello straniero per la serie i più bravi sono gli atleti di colore. Per il giovane ivoriano Ibrahim dell articolo, questo e altri progetti vedono la luce, nascono come funghi mostre, campagne di comunicazione, network, work shop, pacchetti formativi, piattaforme speciali, ecc. tutto fa parte di un costosissimo percorso di formazione e integrazione affinché questi giovani sconosciuti fortunosamente approdati sulle nostre coste, possano integrarsi. Il piano di integrazione sociale costato cospicue risorse pubbliche, è solo per migranti, gli ultimi arrivati, nn ne esiste uno analogo per i giovani italiani e il loro reinserimento nei luoghi di origine da dove per primi sono emigrati per mancanza di lavoro. Per loro nn c è ritorno, devono restare dove sono, il loro posto è stato preso da altri. La formazione professionale in particolare ha costi altissimi e lo conferma il fatto che le attrezzature dei nostri Istituti tecnici sono fermi agli anni ’80 poiché i soldi per modernizzarli sono sempre mancati. E questi giovani migranti sono perlopiù analfabeti e come affermato dallo stesso sindaco di Milano, Sala nn hanno mai lavorato, con il lavoro nn sanno da dove cominciare. Quindi il percorso che si prospetta sarà lungo e sofferto da tutti, in particolare dai ‘nativi’ italiani benché altamente alfabetizzati, per loro nn ci sono risorse per creare posti di lavoro, anzi ci sono, ma prendono altre direzioni. I nostri giovani sono su una strada di no return , nelle case dei loro nonni altre facce, i ciottoli delle stradine di Matera luogo dei loro giochi d infanzia ora calpestati da orme di sconosciuti. Sorry, chi va via perde il posto all’ osteria, c est la vie! Ma adesso chi lo dice ai giovani materani costretti a emigrare al nord o all’ estero, ormai “sistemati”, che nn c è via di ritorno in quei luoghi dove hanno lasciato le loro radici?
Questo di Matera è solo un caso emblematico, ma sono centinaia i borghi italiani spopolati che rischiano di essere “rivitalizzati” da stranieri. La società ora è divisa in due, chi è a favore chi contrario a questo progetto integrativo ideato da menti criminali, tendente alla massificazione dei popoli e delle loro identità, un omologazione forzata nn voluta dai più, una più che possibile sostituzione etnica con conseguente contaminazione del pensiero occidentale, imposta dall alto senza che “il popolo sovrano” esprimesse il suo parere restando così nei parametri del politicamente corretto. Per ogni muro che si abbatte ne sorge uno nuovo, davanti a problematiche oggettive generati da questa invasione…per ora pacifica, si sta sul chi va là o si sceglie la strada dell irrazionalità, del cinismo, dell emarginazione che vede i populisti intenti a difendere gli interessi nazionali, i conservatori la nostra civiltà, e scusate se è poco, ognuno impegnato a svolgere il proprio ruolo legittimo democraticamente assegnato. L arte, la Chiesa e alcune frange imperialiste/mondialiste hanno scelto invece la via dell integrazione, dell umanità, della costruzione. La comunità europea tace, assiste allo scontro ideologico tra chi difende e chi attacca l integrazione alla luce dei risultati avuti in quei paesi con presenza di immigrati ancora superiore alla nostra. Veloce nel legiferare sulla destinazione dei cotton fioc nella raccolta differenziata, inerme nell’ impedire la guerra in Libia e sui destini di chi l ha subita e che ce ne scarica ogni giorno le conseguenze direttamente sulle nostre coste.

Una decisione è attesa al varco e prima o poi si dovrà pur decidere da che parte stare, poi se ne vedranno delle belle. Sorry, c est la vie, les yeux sont faites, désormais!

LINK CORRELATI:

https://commonspeeches.wordpress.com/2015/10/27/la-basilicata-non-e-il-giappone-di-edy-rulli/

https://www.artribune.com/professioni-e-professionisti/politica-e-pubblica-amministrazione/2019/01/migranti-e-integrazione-il-ruolo-della-cultura-due-storie-da-matera-2019/?utm_source=Newsletter+Artribune&utm_campaign=3f47e5d5d7-&utm_medium=email&utm_term=0_dc515150dd-3f47e5d5d7-154007945&ct=t%28%29&goal=0_dc515150dd-3f47e5d5d7-154007945&fbclid=IwAR0H_qwfIXpq1PTZAMYYQsFfkKidOfpyG8rCL4wbYHRd8nCQdPyGBGCSX-4

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2 risposte a ULISSE E’ APPRODATO A MATERA di Edy Rulli

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