UN MORTO OGNI TANTO di Paolo Borrometi, commento di Edy Rulli

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“Si può dare di più perché è dentro di noi, si può dare di più senza essere eroi”. Queste parole di una canzone di Gianni Morandi vengono in mente assistendo alla presentazione del libro di Paolo Borrometi Un morto ogni tanto. La mia battaglia contro la mafia invisibile. Una chiara denuncia con tanto di nomi e cognomi di mafiosi o presunti tali e sull operato di deputati e sindaci collusi nella Sicilia Orientale, nelle ricche province di Ragusa e Siracusa dove regna la mafia dei colletti bianchi che arriva nelle più alte istituzioni del nostro Paese. Siracusa cela l insospettabile realtà di avere più sportelli bancari di Milano se rapportato al numero di abitanti. Nn solo droga, armi, estorsioni, ma la stessa gestione di prodotti Igp, una redditizia industria agroalimentare resa tale dall ottimo microclima isolano locale. Tra Augusta e Lentini, Vittoria, Gela, Avola, Scilla (il paese del Commissario Montalbano), cifre da capogiro. Pachino, per.es. l iconico pomodorino della dieta mediterranea oggetto di tanta pubblicità televisiva, tutto fa pensare, ma nn al marcio dietro la sua filiera di produzione che cela al suo interno un organizzazione mafiosa tra le più agguerrite. La pubblicazione del libro giunto alla sua 4° edizione, mette bianco su nero su uno scenario raccapricciante e il suo autore, oltre a minacce e aggressioni, stava per subire un attentato con autobomba, prontamente sventato. Paolo è un ottimo oratore e il pubblico ne è affascinato, ma ho movenze che celano un quid di misterioso, quel suo muovere la testa con uno scatto quasi nervoso ora a destra, ora a sinistra, come se si aspettasse di veder arrivare qualcosa all improvviso, di inatteso e indesiderato… Spirito di sopravvivenza innato in tutti gli esseri umani, portato all esasperazione da numerosi, inquietanti eventi, duramente provato e probabilmente andato in tilt, questo è ciò che il gesto con la testa lascia trapelare. Ma il pubblico capisce e applaude, nn come si farebbe a San Remo e a X-Faktor, ma con la commozione di essere di fronte ad uno dei tanti veri, mitici eroi del 3° Millennio. Nonostante le minacce, Paolo Borrometi continua la sua opera di denuncia contro la mafia con conferenze e presentazioni pubbliche del suo libro in giro per tutta Italia. Il suo lavoro di giornalista gli impone di scrivere e di nn smettere di informare poiché per decidere da che parte stare è necessario conoscere. E lui lo fa obbedendo all unico diktat possibile, quello dell etica professionale, ignorando che quella disobbedienza potrebbe costargli caro. Ignorando, appunto, e qui sta la differenza che lo rende un eroe. Il bene comune sopra ogni cosa, rinunciando alla libertà personale per quella collettiva, una mission impossible, ma nella sua narrazione mai un momento di cedimento, con la pubblicazione del libro il dado è tratto, nn si torna indietro, les yeux sont faites. Di pari passo alle minacce sempre più esplicite, la sua opera diventa sempre più incisiva e decisiva. Smettere di scrivere magari per finire ad andare a raccogliere pomodori per poter vivere (si fa per dire!) solo perché un clan di emeriti assassini glielo chiede e lo impone con la prepotenza e attentati alla sua vita, jamais! Mi sembra di capire che l autore, dopo aver fatto una scelta cosciente e deliberata di continuare l azione intrapresa, costi quel che costi, sia animato da una “febbre di giustizia” fuori dal comune, un mix di passione incosciente, paura e coraggio che incidono sulle sue movenze e tono della voce, sull espressione del volto che ne risulta quasi modellato, a immagine e somiglianza di quei sentimenti. Una convinzione lo sorregge, la società si sgretola, ma sarà sempre più forte se anche la società civile sarà al suo fianco rigettando l omertà e a combatterla con armi legali. E lancia un messaggio ben preciso: La pratica della cultura civile deve anteporsi all omertà. “Questo paese nn ha bisogno di eroi, ma di cittadini che facciano il loro dovere e tutti insieme ce la possiamo fare” in questa crociata antimafia, una guerra dichiarata alla criminalità organizzata, portata avanti da paladini che fronteggiano a viso scoperto gli omertosi. Basta poco per essere eroi, dice la canzone di Morandi, infatti, se tutti facessero onestamente il proprio dovere, nn gesti eclatanti, ma solo il proprio dovere, niente di più, solo con questo sarebbero tutti eroi. La cultura civile va portata nei Licei e Università e a Milano già esiste la facoltà di Educazione alla legalità, dove si formano i futuri liberi professionisti e classe dirigente che andranno ad operare sul territorio purtroppo già minato dalla corruzione, anche nel nord d Italia, polo d attrazione per il suo potenziale economico e finanziario. Un insegnamento che possa, per quanto ancora possibile, immunizzare i decisionisti del futuro dalla calamità nazionale, la corruzione.

Stralcio del post del 21-11-2014 di questo blog visionabile a questo link:

https://commonspeeches.wordpress.com/2014/11/21/educazione-alla-legalita-di-edy-rulli/

La legalità “come rispetto delle regole e del prossimo, delle norme, dei comportamenti a tutela dei valori fondamentali, della eguaglianza; rifiuto della criminalità organizzata, di evasione, di violenza, di sfruttamento in ogni forma deve diventare abitudine nn più gesto eroico di ribellione”, ciò dovrebbe diventare la bandiera di tutti.

E di Paolo Borsellino:”La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.

Che dire, sotto scorta da 5 anni, privato della libertà di circolare liberamente portandosi dietro desideri inconfessabili come quello di andare al mare, un giorno, da solo, senza scorta e fare un bagno al riparo dei loro sguardi (in)discreti, cosa umanamente legittima e condivisibile, ma ahimè, nn più fattibile! Grazie, Paolo, gli italiani onesti sono tutti con te!

Link corretato di questo blog:

https://commonspeeches.wordpress.com/2016/04/19/contraffazione-made-in-italy-di-edy-rulli/

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