MICRO E NANO PARTICELLE – Chi ha paura dei nani? – di Edy Rulli

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“Sono abbastanza vecchio per ricordare quando le buste di carta causavano la distruzione degli alberi e che quelle di plastica sarebbero state la soluzione!”

La storia della plastica comincia 50 anni fa ad opera di Giulio Natta suo scopritore ed inventore che nel 1963 riceve il Nobel per la chimica, primo e unico riconoscimento per l Italia. Papà “Moplen” genera una creatura a dir poco controversa chiamata polimero del propilene, un idrocarburo insaturo ricavato dal petrolio. Il pargolo allora sembrava buono e di pubblica utilità, un figlio esemplare che però crescendo rivela una doppia personalità e sembra addirittura minacci l intero pianeta e per questo è da 10 anni sorvegliato speciale da parte della comunità scientifica internazionale. Infatti, i prodotti di plastica contengono diversi tipi di sostanze chimiche ancora poco conosciute il cui assorbimento da parte dell organismo umano potrebbe essere causa di tossicità soprattutto dopo che sono riversati nell ambiente sotto forma di rifiuti. Che dire, l idea era buona visto l uso pervasivo che se ne è fatto successivamente, ma nel corso degli anni il super premiato figlioletto sembra abbia assunto di più le sembianze di un mostriciattolo dal momento che solo metà della plastica eliminata è riciclabile, il resto va ad occupare il fondo dei nostri fiumi, mari, oceani e forse anche ghiacciai ora nn più eterni per lo scioglimento causato dal surriscaldamento terrestre, e staranno lì per centinaia di anni finché qualcuno nn vada a ripulire quello rimasto dopo che i pesci se ne sono nutriti. Solo il nostro paese riversa in natura o,5 mln di tonnellate di rifiuti plastici che nel corso degli anni consumandosi, si trasformano in frammenti e se inferiori a 5 Micron sono definiti microplastiche. L unità di misura della lunghezza è il Micron (=1000 mm e un milionesimo di metro). Micro e nano particelle di plastica invisibili al nostro occhio volteggiano nell aria a nostra insaputa e si diffondono nell ambiente con grande facilità dato le microscopiche dimensioni e vanno a contaminare i vari ecosistemi da quello marino piuttosto che montano, terrestre ecc., ad opera appunto del trasporto atmosferico a medio-lungo raggio e ce le potremmo ritrovare nelle profondità oceaniche, nell Artico, nell Antartico, sui Pirenei nelle Fosse delle Marianne, e forse anche sui ghiacciai un tempo incontaminati ecc. La fusione in atto degli apparati glaciali rappresenta la possibilità di ulteriore contaminazione per gli ecosistemi di fondovalle. Nessun studio ha indagato la presenza di microplastiche sui ghiacciai nonostante la presenza accertata di una quantità enorme di rifiuti lasciati da numerose spedizioni: 8,5 tonn, al Campo Base dell Everest. 1,5 tonn. su la Mer de Glace del Monte Bianco, piste molto battute da scalatori ed escursionisti che contribuiscono alla contaminazione nn solo mediante l abbandono dei rifiuti, ma anche con gli equipaggiamenti e gli indumenti prevalentemente fatti di fibre tessili sintetiche, specie Poliestere, che possono rilasciare fibre e sedimenti. Un recente studio peraltro l unico finora condotto in un ecosistema montano condotto dall Università degli Studi di Milano è quello sul Ghiacciaio dei Forni (Alta Valtellina), dove è presente il turismo in tutte le stagioni, che ha permesso l individuazione di microplastiche nel detrito sopraglaciale in un valore molto simile a quello riscontrato in sedimenti marini e costieri a livello europeo.

In quanto alle falde acquifere, l Ist. Mario Negri IRCCS di Milano in collaborazione con il dipartimento di Chimica e Fisica ed Eletrochimica dell Università di Milano, ha in corso un progetto per la caratterizzazione delle microplastiche nelle acque di falda commissionato dai gestori di acquedotti di Milano, Brescia e Torino. Sono stati filtrati 40.000 lt di acqua ad una profondità di 120 mt. e per una simile quantità l operazione è molto difficoltosa soprattutto per le dimensioni estremamente esigue delle particelle da filtrare a 8 Micron. I risultati per l acquedotto di Milano sono buoni, qualche riserva per Brescia, Torino nn ancora pervenuta. Sotto i 15 Micron dette particelle sono da ritenersi pericolose per l organismo umano, penetrano negli alveoli polmonari e causano malattie respiratorie nonché tumori. I rifiuti sono la causa principale, ma nn l unica, gli imballaggi e le fibre tessili sintetiche in aumento anche nel fast fashion (l usa e getta di indumenti poco usati) che contribuiscono alla contaminazione del nostro habitat. La stessa presenza nelle nostre case di innumerevoli oggetti di plastica in termini di pervasività rappresenta un problema di nn facile soluzione. Recenti studi dimostrano che attraverso gli animali che si nutrono inconsapevolmente della plastica presente nei mari, la catena alimentare è già compromessa, in quale misura nn è dato sapere. Nn si conosce ancora l effetto sulla salute umana, tra l altro alcune di queste sostanze sotto accusa, altre solo sospette, sono dichiaratamente inerti e già largamente usate nella cosmesi, nei dentifrici ecc., peraltro soggetti ad una severa normativa. Negli alimenti del pescato nell ambito marino, a titolo precauzionale si sconsiglia il consumo di mitilli che notoriamente filtrano e trattengono le impurità organiche e pesci di piccolissima taglia contenenti interiora.

Senza creare allarmismi è tuttavia necessario monitorare l ambiente ed approcciarci a stili di vita diversi, no all usa e getta e quant altro. Solo l informazione benché molto diffusa e capillare grazie ai media nn basta, serve un educazione mirata alla salvaguardia dell ambiente e la consapevolezza che a piccoli passi e per i prossimi decenni, il compito di tutti noi è di sanare i danni finora fatti al pianeta. Allo stato attuale delle cose dobbiamo soltanto preoccuparci d nn peggiorare la situazione tutt altro che rosea, pensare ad una riconversione che trasformi l utilizzo di questi materiali da killer a virtuosi, da indistruttibili a sostenibili per il nostro sistema produttivo. Arrivare prima ad uccidere il killer prima che lui uccida noi. Quindi rimbocchiamoci le maniche e…si salvi chi può!

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