PARMA CAPITALE DELLA CULTURA 2020 – Le 3 P – di Edy Rulli

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Lo chiamavano trinità…come nn citare questo vecchio film, oppure I magnifici tre, per parlare di questa triade di unicità, un tris di prodotti DOP e IGP, felice connubio delle note 3 P – Parma – Prosciutto – Parmigiano, icona di Parma città della cultura 2020 estesa anche ai territori di Piacenza e Reggio Emilia, che sarà inaugurata dall 11 al 13 gennaio 2020 con una tre giorni di eventi in acconto ai 400 previsti dalle varie fasi della manifestazione. Mostre, concerti, performances, teatro; nasce con lo slogan Cultura per tutti – cultura di tutti, impegna 700 Istituzioni e volontari, due anni e mezzo di lavori e un finanziamento di 1 mln di euro per la sua realizzazione. Qui cultura e impresa hanno fatto rete rendendo possibile forme di contaminazione col tessuto urbano, periferie e comunità locali ed ha altresì promosso la contaminazione tra processi industriali e quelli culturali. Il Progetto Parma 2020 vuole offrire un pensiero sul contemporaneo inteso come “luogo che tiene insieme i tempi” (e la gente, almeno ci prova, ndr), tiene vivo il passato come tradizione, interpreta il presente orientandolo verso il futuro. Oggi più che mai importante in contesti multiculturali e globalizzanti come di fatto è la società attuale, ma in particolare questa Regione prima in Italia nell industria agroalimentare con 63 Mld di esportazioni, superiore alla Lombardia, caratterizzato da importante attività agricola nel campo dell allevamento zootecnico con una massiccia presenza di manodopera straniera grazie alla quale questo settore sopravvive nonostante la crisi. Scopo della cultura è anche abbattere quelle barriere storiche e sociali che complicano ogni forma di dialogo. Così Parma, città romana, medievale, rinascimentale, barocca, borbonica, illuminista, rivoluzionaria, asburgica, da contadina a imprenditoriale, come tante altre città italiane, si trova impegnata sul fronte comune di come combattere gli effetti perversi della globalizzazione. Con questo progetto scommette sulla carta dell inclusione e della sostenibilità ambientale nonché sociale. Pensiamo alla forma geografica dell Emilia Romagna, una sacca triangolare al centro dello stivale, una “pancia” messa di traverso tra Appennini, Po, mare Adriatico, dalla linea morfologica morbida ed accattivante. Fascia montuosa degradante verso la collina per poi finire dolcemente nella Pianura Padana. Crocevia di ogni spostamento da nord a sud e viceversa, e migrazioni più o meno epocali, impossibile da evitare, sta lì nel bel centro della Penisola, o l attraversi o finisci in mare. Forse per questo, ma anche per la proverbiale ospitalità dei suoi abitanti, rappresenta un attrazione fatale per masse migratorie, ma anche per quelle turistiche che nel 2018 hanno fatto registrare 60 mln di presenze. In questa “pancia” risiede la Food Valley italiana con il maggior numero di prodotti DOP e IGP (ben 44!) e alla sola Parma il 20% del fatturato italiano. Eccellenze nell’ industria conserviera con 4 Aziende leader nella conservazione del pesce, mentre quella delle conserve di pomodoro Mutti e la Parmalat hanno purtroppo la fama oscurata dalle note vicende. Una pancia che dopo aver metabolizzato il lavoro di tante braccia lo rende sotto forma di benessere economico, in un tessuto economico su cui si è sviluppato un modello virtuoso tra pubblico e privato che opera in unità di intenti con progetti condivisi.

Il Mare Adriatico nn è propriamente paragonabile alle Antille, ma le spiagge della Romagna sono magistralmente attrezzate e modello da imitare da parte di rampanti imprenditori votati al turismo balneare. Altre eccellenze del territorio sono i 142 Musei di cui 57 a Parma e 51 nella bellissima Piacenza (ved. link), 51 teatri (15 a Parma), parchi, aree naturalistiche, oasi e riserve nella provincia di Reggio Emilia. 161 km del Fiume Po transitano tra queste tre città, solo un artista creativo e fantasioso come Giuseppe Verdi, guardandolo scorrere dalle finestre della villa Sant Agata, poteva paragonarlo al mitico Nilo ispirandogli l opera l Aida!

A Parma ci sono 167 Caseifici, ma nessun salumificio. Toh, chi l avrebbe pensato, ma allora il celebre prosciutto dove lo fanno? Per saperlo bisogna andare a Parma! 11 siti Unesco per l enogastronomia, nella Food Valley, dove si mette a sistema l antica arte di fare salami con un volume d affari di 2,9 mld di euro, i volontari del Comitato promotore hanno già approntato 1-1/2 tonn, di tortellini (anelini) da offrire ai 3 mln di visitatori attesi. Il branding della cucina romagnola rispecchia quello della dieta mediterranea, pochi ingredienti, ma buoni e dietetici come deve essere la buona cucina. La Motor Valley che ha dato i natali alla Ferrari, Maserati, Lamborghini, Ducati, De Tomaso, Morini ecc. e la sua passione per i motori (ved. link). Inoltre da vistare la Cattedrale e il Battistero, la Galleria Nazionale all interno dell imponente Labirinto Masone del Palazzo Pilotta con opere del Correggio e Canaletto. Alla Biblioteca Palatina aggiunte di recente 10 nuove sezioni per una spesa di 2 mln di euro. Nn meno importanti sono gli sponsor tra cui l industria Barilla presente sul territorio da 140 anni, TIM, Fondazione CARIPARMA, Fidenza Village, Chiesi, Deloitte e molti altri. Ricca di storia a cultura, Parma ha dato i natali al tipografo Bodoni inventore dei caratteri di stampa, Toscanini ecc. La splendida Piacenza (ved. link) offre un altrettanto ricco palinsesto di eventi che si svolgono presso il Complesso S Sisto, Teatro Municipale, con la rappresentazione di numerose opere e altri siti ancora. Preceduta da Mantova nel 2016 (ved. link), nei prossimi gg. la simbolica consegna delle chiavi da Matera e Parma tornerà ad essere capitale anche se solo per un anno, come lo è già stata in un lontano passato. Il capoluogo della Basilicata ha duramente subito i danni della recente alluvione e nn poteva concludere in modo peggiore il suo splendido periodo di capitale in cui furono investiti 16 mln di euro. Una fine silenziosa poco mediatica e poco meritata, certo, Matera nn è Venezia! Sommersa dalle acque impetuose di fiumi di un dissestato territorio nazionale nn più in grado di reggere a calamità più o meno importanti che necessita urgenti interventi di messa in sicurezza e come lei, molte altre realtà italiane, ponti e autostrade comprese. Investire in arte/cultura (500 mln da parte di Cariparma) sembra sia redditizio – dà da mangiare – per ogni euro investito il ritorno è assicurato. Forse per questo la presentazione alla Stampa dell evento si è svolta all interno della Borsa di pza Affari nella sala delle Grida dove, prima della digitalizzazione del sistema, si svolgevano le contrattazioni finanziarie. Che c entra l arte con la finanza? C entra, eccome. I mecenati ben vengano, ma senza finanziatori nn si va da nessuna parte, come del resto in ogni altro settore. No money, no party!

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Foto di Edoardo Fornaciari.

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Link correlati:

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4 risposte a PARMA CAPITALE DELLA CULTURA 2020 – Le 3 P – di Edy Rulli

  1. edyrulli ha detto:

    Franco Montorsi
    Beh! Parma è sempre stata una bella città e vivibile con i sui paesi e borghi nella vicinaze. I prodotti tipici locali son apprezzati e copiati in tutto il mondo. Poi finalmente comincia ad essere meno “comunista” del passato. Nel C.S. del 1 Dic. Capitolo MES gradirei capire meglio la frase : “”Le politiche identitarie dei populisti/sovranisti che condannano il Nord alla marginalità, mangeremo più Mortadella DOP e mozzarella IGP e tutti felici e contenti in questa decrescita felice, ma inarrestabile. Poi però nn lamentiamoci se mancano i soldi per rifare ponti scuole etc”” Domanda: non si possono degustare i veri prodotti tipici DOP del parmense e di altre regioni italiane senza causare danni etc.??

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    • edyrulli ha detto:

      Giusta osservazione. Secondo i relatori però è dannoso rivendicare una maggiore identità quando ciò comporta svantaggi in termini economici e questo si verifica quando la globalizzazione e la UE ci impongono cambiamenti che vanno a discapito della unicità di alcuni nostri prodotti, es. l uso Iatte in polvere, mozzarella industriale per il gusto americano ecc.

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  2. edyrulli ha detto:

    Aggiungo: anche con il divieto di indicare la provenienza della filiera di alcuni prodotti (olio) se ne vuole sacrificare l unicità nell intento di massificare la produzione per ragioni economiche e che io nn condivido. Vorrei poter continuare a scegliere cosa mangiare, senza imposizioni. Nn vedo dove sia il danno, si può produrre IGP e DOP parallelamente a quelli massificati a costi più contenuti.

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