SALVATOR MUNDI – L atelier di Leonardo – di Edy Rulli

La mostra Leonardo mai visto, il titolo potrebbe sembrare inappropriato dal momento che dalla sua inaugurazione ad oggi ha avuto oltre 310.000 visitatori paganti e, se Leonardo lo sapesse – si rivolterebbe nella tomba per la gioia! Scherzi a parte, il palinsesto allestito per il 5° centenario della sua morte, già di per sé molto ricco e di grande successo, si arricchisce ulteriormente grazie alla nuova mostra L atelier di Leonardo e il Salvator Mundi inaugurata il 24 gennaio al Castello Sforzesco e visibile fino al 19 aprile, data di chiusura del ciclo dedicato al Maestro. La piccola, ma interessante esposizione che nell ambito del contesto vede l alternanza del sacro e profano, riguarda il ritrovamento di testimonianze inedite secondi cui l elaborazione del Salvator Mundi è avvenuta all interno dell atelier di Leonardo intorno al 1510-13, come pure per le modalità di copia dei suoi disegni di studi anatomici da parte degli allievi avendo questi facoltà di copiare gli originali del Maestro. L atelier si trova accanto alla Sala delle Asse, restaurata e riaperta in occasione delle celebrazioni e i ritrovamenti confermano l esistenza di alcune repliche, copie o varianti parziali del Salvator Mundi dipinte nel 1511 dall allievo di Leonardo Gian Giacomo Caprotti detto Salaì (foto) e oggi conservata alla Pinacoteca Ambrosiana. La data coincide con il 2° periodo di soggiorno e lavoro a Milano dell artista molto prolifero, con un lascito di un consistente patrimonio di opere grafiche su carta che richiedono cure particolari per la loro conservazione, un nucleo di oltre 2600 disegni acquistati dal Comune di Milano nel 1924 di cui un consistente blocco di lavori è ascrivibile al Maestro e alla sua bottega. Patrimonio che fa del proprio complesso museale uno dei più ricchi al mondo.

Del Salvator Mundi esistono numerose copie in progress e varianti di bottega e ciò convalida l ipotesi che alcune di queste sono state elaborate all interno dell atelier in base anche ai recenti ritrovamenti. “Il Salvator Mundi attribuito a Leonardo ci presenta un immagine immobile, di una fissità e di una frontalità quasi icastica, del Cristo a mezzo busto che guarda lo spettatore, emergendo, anzi, avanzando, illuminato da una luce perpendicolare, da uno spazio buio e profondo, in forte contrasto con le ambientazioni chiare e luminose di pittura bizantina…”

…è lo sguardo magnetico di Cristo nonostante la superficie abrasa e i ritocchi di restauro, ad emettere ancora quella che Leonardo ha definito una “potenzia spirituale” capace di generare moto e movimento senza “moto” meccanico.

La critica nn è unanime nell attribuzione del dipinto, se del maestro o degli allievi, presentato alla mostra di Londra nel 2011-12, ma sembra che ciò sia irrilevante dal momento che ne rispecchia totalmente l idea. Secondo Frank Zoellner, il Salvator Mundi può essere considerato un prodotto di alta qualità della bottega di Leonardo dipinto dopo il 1507 che ha visto il coinvolgimento diretto dell artista. Di rilevante però è la cifra battuta al Christie’s di New York il 17 novembre 2017 per l acquisto da parte dell Arabia Saudita, per 450 milioni di $, cifra rekord in assoluto mai pagata per un opera d arte, in mostra al Louvre di Abu Dhabi. Le illazioni sulla sua autenticità furono molte a rinforzo delle quali c è la mancata presentazione dell opera al Musée du Louvre di Parigi nel 2019, quando si inaugurarono le celebrazioni leonardesche.

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